Processo Canonico

Sessione pubblica per la chiusura della fase diocesana della Causa di Canonizzazione

Da “Vita Ecclesiale” – Rivista dell’Arcidiocesi di Foggia – Bovino
Nuova Serie Anno XXXIV – N. 1/2008, pagg. 116-122 e pagg. 190 – 196

“VI DARÒ PASTORI SECONDO IL MIO CUORE” (Ger 3, 15)

Santuario Incoronata – Foggia – 24 maggio 2008

Omelia tenuta nella solenne Concelebrazione Eucaristica per la chiusura della fase diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Mons. Fortunato M. Farina

Il profeta Geremia, in un momento tragico della storia d’Israele, dopo l’apostasia dei re, dei capi, dei sacerdoti e dei profeti (Ger 2, 26), predice la rinascita del popolo di Dio attraverso la conversione : “Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso, dice il Signore. Non conserverò l’ira per sempre” (Ger 3, 12). Al “ritorno”, cioè alla conversione dei figli traviati, il Signore promette: “Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza” (Ger 3, 15). Con queste parole Dio promette al suo popolo di non lasciarlo mai privo di pastori che lo radunino e lo guidino. “Costituirò sopra di essi (ossia le mie pecore) pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi” (Ger 23, 4).

“La Chiesa, popolo di Dio, sperimenta sempre la realizzazione di questo annuncio profetico e nella gioia continua a rendere grazie al Signore. Essa sa che Gesù Cristo stesso è il compimento vivo, supremo e definitivo della promessa di Dio: “Io sono il buon pastore” (Gv 10,11). Egli, “il Pastore grande delle pecore” (Eb 13, 20), ha affidato agli apostoli e ai loro successori il ministero di pascere il gregge di Dio (cf. Gv 21,15 ss; 1Pt 5, 2)” (GIOVANNI PAOLO II, Lettera post-sinodale Pastores dabo vobis, marzo 1992, 1).

L’ininterrotta chiamata da parte del Signore di sacri ministri e l’azione costante dello Spirito Santo nella Chiesa aprono i cuori dei cristiani alla fiducia nell’ininterrotto compiersi della promessa di Dio. In taluni momenti della sua storia, la Chiesa tocca con mano il realizzarsi della promessa di Cristo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

Anche le Chiese particolari sperimentano la presenza viva di Cristo buon Pastore nei Vescovi, la cui vita, dottrina e santità sono in grado di illuminare e orientarne il camino spirituale. Il Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi fa obbligo ad ogni Vescovo di guardare ai “suoi predecessori nella sede, che hanno brillato per santità di vita” (Ivi, 48). Questo è stato il vivo desiderio della nostra Chiesa di Foggia-Bovino e, in particolare, dei miei più vicini predecessori, quando hanno disposto di iniziare il Processo canonico informativo sulla vita, sulle virtù e sulla fama di santità del Servo di Dio Fortunato Maria Farina. Dopo le accurate indagini protratte per ben 16 anni, la figura del nostro Pastore brilla di più intensa luce radiosa per santità di vita, per zelo pastorale nel governo delle diocesi di Troia e Foggia, per la nobile e cordiale sensibilità di padre, per l’indefessa attività, che in 32 anni di episcopato lo ha consumato nel sacrificio e nella cura quotidiana delle sue comunità diocesane.

L’anelito alla santità

La vita di Mons. Farina potrebbe compendiarsi nell’antico ideale cristiano della “ricerca di Dio”. Il desiderio della santità lo ha accompagnato come anelito durante tutte le fasi della sua esistenza cristiana. Il 22 giugno 1897, a sedici anni, annotava nel Diario: “Devo essere generoso col mio Signore, devo donargli tutto me stesso, uniformandomi in tutto ai suoi divini voleri”. E il giorno della sua ordinazione sacerdotale scriveva in forma di preghiera rivolta al Signore, una preghiera che è quella di una alleanza sacerdotale con Cristo: “Io mi offro a voi vittima volontaria, per la salvezza delle anime, per la santificazione del clero; vittima senza riserva, senza restrizione di sorta; immolatemi e sacrificatemi tutto come a voi meglio aggrada”. Alla profonda teologia liturgica che vede in Cristo donato per la nostra redenzione “l’altare, la vittima e il sacerdote” (Prefazio pasquale, V), Mons. Farina, costituito sacerdote della nuova alleanza, comprende il suo ruolo ministeriale soprattutto come obbedienza e immolazione, al seguito di Cristo è incamminato verso lo stesso Golgota. La sera del suo ingresso solenne nella diocesi di Troia esprimeva a chiare lettere questo desiderio di immolazione, quando scriveva “Io voglio essere una piccola vittima”.

In questa liturgia eucaristica che apre la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo si incastona perfettamente l’esistenza cristiana del santo Vescovo Farina, perché la sua vita è stata vivificata dalla celebrazione devota, quotidiana, colma di fede e di stupore per il mistero messo da Cristo nelle mani del sacerdote. L’Eucaristia è stato il sole e il centro di tutto il suo cammino di santità personale e la fonte del suo ministero pastorale. Sappiamo anche delle lunghe ore di preghiera che Mons. Farina dedicava alla adorazione eucaristica di giorno e di notte. Di lì attingeva luce, forza, calore, entusiasmo per un apostolato senza tregua e senza vacanze. Ad analizzare accuratamente la vita di Mons. Farina, potremmo dire che la sua è stata una esistenza eucaristica, perché tutte le articolazioni rituali della Celebrazione del santo Sacrificio avevano un riscontro nell’arco di tutta la vita e, in sintesi, nel ritmo di ogni giornata: la dimensione penitenziale, l’ascolto obbediente della Parola, l’offerta quotidiana di sé, la consacrazione, la comunione e l’invio per le strade e le contrade del mondo. Possiamo dire che il nostro santo Pastore era, nel fondo dell’anima, Episcopus eucharisticus. Questo titolo, che potrebbe sembrare un po’ ardito, è giustificato dal motto che Mons. Farina volle apporre al suo stemma episcopale, che recita: “Frumentum Christi sum”. Sappiamo che queste parole furono scritte dal Vescovo martire sant’Ignazio di Antiochia ai cristiani di Roma, mentre si recava nella capitale dell’Impero per subire il martirio dato in pasto alle fiere: “Io sono frumento di Dio, e sono macinato dai denti delle belve, perché possa divenire pane immacolato di Cristo (…). Non mi diletta più il cibo corruttibile, né i piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, quel pane che è la carne di Gesù Cristo, figlio di David, voglio per bevanda il suo sangue, che è l’amore incorruttibile”. Egli pensava che il servizio episcopale sarebbe stata la sua “martyria”, la sua testimonianza di amore a Cristo e ai fratelli. Egli stesso sarebbe divenuto eucaristia associandosi alla passione e all’amore di Cristo nel servizio della Chiesa. Non mi sembra esagerato pensare che il Servo di Dio abbia concepito così il suo ministero: essere immolato a Dio, lasciarsi triturare come frumento sotto la mola della “sollicitudo cotidiana” di Pastore, offrire ogni attimo della propria vita in bocconi di “ostia pura, pane santo vi vita eterna” (F. P. Tamburrino, Sono frumento di Cristo, Omelia tenuta il 21 febbraio 2004).

Mons. Luigi Giuliani, primo Postulatore della Causa di Canonizzazione di Mons. Farina, ha tracciato il cammino di santità del Servo di Dio descrivendone i passi necessari da verificare nel corso del processo: l’eroicità della virtù cioè la santità, la fama di virtù, e poi, ad singula, le virtù teologali di fede, speranza e carità, e poi le quattro virtù cardinali di prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, alle quali aggiunge un primo esame dell’umiltà, dell’obbedienza e della castità. Da questo tracciato, sviluppato da Mons. Giuliani sulle testimonianze irrefragabili dei testimoni e delle fonti scritte, esce già ben delineato il profilo alto della santità e della testimonianza fedele di santo Pastore, donato da Dio alle diocesi di Troia e Foggia (L. Giuliani, Il Servo di Dio S.E. Mons. Fortunato Maria Farina. Il suo cammino spirituale e il suo messaggio. Cenni biografici, Napoli 1994). Oggi, quel magistrale profilo tracciato dal Postulatore è ampiamente confermato dallo sviluppo e dai dati raccolti negli atti del Processo diocesano che ci apprestiamo a consegnare alla Congregazione per le Cause dei Santi.

La figura di Mons. Farina nella eucologia

Nella recente preghiera per la glorificazione di Mons. Farina, promulgata il 2 febbraio 2006, sono ricordati al Signore alcuni tratti salienti del nostro Servo di Dio, che intessono la lode a Dio Padre di Misericordia. Nella sua bontà Egli ha donato alla Chiesa il Vescovo Farina e lo ha fatto risplendere quale Pastore zelante per la salvezza dei fratelli. Mi piace far notare che è Dio Padre, fonte di ogni santità, che ha fatto dono a noi di un Pastore zelante ed esemplare. Sì, la santità non è creata dal basso, dai nostri meriti e dalle nostre capacità, ma è sempre e solo dono di Dio. Tuttavia Mons. Farina si è distinto per l’accurata organizzazione della sua vita spirituale, mantenendola su tre linee direttrici: la concretezza degli impegni da assumere, il quotidiano come luogo ordinario di santificazione di se stessi e il riferimento costante e vitale alla Madre di Dio (Cf. R. Castelli, Il fascino della santità, estratto di Vita ecclesiale, n.1, 1999, 14).

I primi destinatari del suo zelo pastorale furono i sacerdoti. L’ “opera delle opere”, è una sua espressione, era la formazione e la santificazione dei sacerdoti. Il sacerdote è l’anima delle opere. Ogni apostolato senza sacerdote che lo assista e lo perfezioni, è destinato a perire o rimanere sterile.

Fin dall’inizio del suo ministero episcopale profuse tutte le sue energie e le sue disponibilità economiche a favore dei seminaristi, della pastorale vocazionale e della formazione dei giovani preti. “Mons. Farina, attesta Mons De Santis, profuse con cuore inesauribile tutto quello che ci voleva. Sussidiò le vocazioni povere (Gesù ha scelto sempre a preferenza tra i poveri i suoi ministri), talvolta spesò dalla retta ai libri, al vestiario e finanche alle medicine e alle operazioni chirurgiche. C’era dopo tutto, da risanare ogni anno il bilancio del Seminario, che si chiudeva invariabilmente con disavanzi non lievi. Un altro ramo caratteristico di attività che egli coltivò con amore nel suo seminario fu l’opera delle vocazioni adulte. Professionisti, impiegati, studenti universitari, artigiani, operai, contadinotti maturi sorpresi dalla vocazione al sacerdozio in una età quando è ben difficile inquadrarsi nei ranghi consueti di un seminario, trovarono in Mons. Farina il Pastore che li accolse, li incoraggiò, li avviò attraverso corsi di studi integrativi o suppletivi, programmati caso per caso a mettersi in carreggiata per seguire poi, appena possibile, i corsi regolari delle discipline sacre e li condusse al sacerdozio”.

La preghiera sopra menzionata fa cenno anche alla “filiale devozione alla Madre di Dio”. Questo timbro mariano che collega tutte le fasi della vita e del magistero episcopale di Mons. Farina era il risultato di una formazione teologico-spirituale fondata sui grandi autori, quali san Bernardo, S. Luigi Grignion de Monfort, Sant’Alfonso de Liguori. Non c’era lettera o predica, che non additasse l’esempio della Beata Maria Vergine. Mons. Mario De Santis ha scritto che la devozione mariana di Mons. Farina aveva, in anticipo, la qualità e la solidità teologica di quanto esprimerà il Concilio Vaticano II. “Niente sentimentalismo sterile e passeggero nella devozione di Mons. Farina verso la Madonna: ma una profonda e calda ricchezza di affetto, che di rado invade anche la sfera del sentimento, così come è di ogni affetto vero… Affetto che non si esaurisce nella gioia della contemplazione, ma prorompe nell’impegno della imitazione e nell’attività dell’apostolato”. È una nota assolutamente caratteristica la lunga serie di impegni quotidiani, settimanali e mensili con cui Mons. Farina esprimeva la devozione filiale a Maria: la mattina e la sera erano segnati dall’atto di consacrazione; l’invocazione era moto spontaneo “in tutti i miei bisogni e in tutte le mie angustie”. “La invocherò a principio e alla fine di ogni mia azione. La loderò ogni ora. Prima di uscire e di entrare le domanderò in ginocchio la santa benedizione… E chiudeva questa pagina di impegni mariani con una preghiera significativa: Desta in noi, Signore, lo spirito con il quale Giovanni amò la Vergine SS.ma sua Madre, e fa che, colmi di quello spirito, ci adoperiamo ad amare Colei che egli amò e a partecipare ai suoi dolori come egli vi partecipò” (M. De Santis, Mons. Fortunato Maria Farina, Foggia 1995, 344-355).

Due capitoli di estrema gravità nell’episcopato di Mons. Farina furono i rapporti sempre più conflittuali con il fascismo e la terribile prova dei bombardamenti. Fu in occasione dell’evento bellico e dei bombardamenti che Mons. Farina mostrò la sua statura gigante di Pastore, di soccorritore, di uomo della carità, di Vescovo della ricostruzione e dell’assistenza dei sopravvissuti, ridotti all’estrema povertà. Tra tutte le autorità cittadine di Foggia, Mons. Farina fu l’unico a non disertare la città, per stare accanto ai suoi figli provati dai lutti e dalle distruzioni.

L’ultima nota, alla quale voglio riferirmi in chiusura di queste riflessioni, è lo spirito di preghiera di Mons. Farina. I Padri della Chiesa e i maestri di vita spirituale hanno insegnato che l’apice della vita spirituale non consiste nel moltiplicare i momenti di preghiera, distribuendoli nelle ore del giorno e della notte. Chi mira alla santità e alla unione costante con Cristo deve realizzare non atti di preghiera ma uno stato permanente di unione con Dio. Tutti i problemi pastorali e spirituali li trattava sempre con il Signore. E prendeva le decisioni difficili, dopo lunga preghiera. Pregare per lui era fonte di gaudio, molto spesso una esperienza di ordine mistico. Ma non è questo, in definitiva, ciò che Cristo chiede ai suoi discepoli? “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me” (Gv 15,4-5). La cifra ultima della santità cristiana è proprio questa: arrivare a permanere in modo stabile in Cristo. Nella reciproca immanenza tra il credente e Cristo si raggiunge la meta della salvezza (F. Hauck, Meno, in Grande Lessico del Nuovo Testamento, VII, 25 ss) e inizia il Paradiso.

Discorso introduttivo di S. E. Mons. Francesco Pio Tamburrino

Prima di iniziare la Sessione Pubblica di chiusura della fase diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Mons. Fortunato Maria Farina, in qualità di Successore del santo Vescovo ed accogliendo la voce di tutta la Chiesa Diocesana, sento il dovere di innalzare un inno di lode a Dio Padre, al Figlio Suo Gesù Cristo, e allo Spirito Santo per il dono che ha fatto alla nostra Chiesa di Foggia-Bovino e a quella di Troia, di un Pastore ben riuscito, splendido esempio per tutti, espressione compiuta della volontà del Signore che si serve degli apostoli per condurre attraverso i tempi il gregge che Cristo Gesù ha raccolto con il suo sacrificio della croce.

La nostra Chiesa benedice il Signore perché finalmente tocchiamo con mano che Egli non abbandona il suo gregge, ma lo custodisce e lo protegge sempre per mezzo di coloro che Egli elegge Vicari del Suo Figlio e costituisce Pastori.

Mons. Farina attesta che Dio è fedele con la nostra Chiesa. Questa nostra comunità davanti agli occhi di Dio non è una terra a Lui sconosciuta, non è una terra anonima, bensì una terra di benedizione, una terra di santità per coloro che lo seguono nella fedeltà e nella testimonianza. Oggi noi sappiamo che la santità autentica è possibile anche a Foggia.

Davanti alla figura di Mons. Farina proclamiamo la nostra fede nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, fa la Chiesa e la santifica. S. Basilio nel Trattato De Spiritu Sancto afferma: “Con lo Spirito Santo Dio rende spirituale la nostra vita. Dio ci apre le porte del Paradiso, ci fa diventare figli di Dio, ci dà il coraggio di chiamare Dio Padre, ci fa partecipi alla grazia di Cristo Risorto, e ci fa condividere con Cristo la gloria futura”. Dunque tutto quello che è avvenuto nella vita di Mons. Farina è opera dello Spirito Santo!

Nel Servo di Dio Mons. Farina lo Spirito ha segnato la strada della nostra Chiesa: lo Spirito Santo, animatore e santificatore della nostra Chiesa, suo respiro divino, vento sulle sue vele, suo principio unificatore, sua sorgente interiore di luce e di forza, suo sostegno e consolatore, sua sorgente di carismi e di canti, sua pace e suo gaudio, suo pegno e preludio di vita beata ed eterna! La nostra Chiesa diocesana ha bisogno della sua perenne Pentecoste, ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo, come ha fatto con Mons. Farina. La Chiesa ha bisogno di essere tempio di Dio, cioè totale mondezza di vita interiore; ha bisogno di risentire dentro di sé nella mutua vacuità di noi uomini moderni, tutti estroversi per l’incantesimo della vita esteriore, seducente, affascinante, corruttrice, con lusinghe di falsa felicità, di risentire che risale dal profondo dell’intima personalità quasi un pianto, una poesia, una preghiera, un inno, la voce dello Spirito.

Ecco, come sei venuto, Signore, nella vita di Mons. Farina, vieni e riempi i nostri cuori come hai riempito quella del tuo Servo Mons. Farina!

(L’Arcivescovo ha concluso il suo intervento, salutando i Vescovi, i Sacerdoti, e le altre Autorità presenti e comunicando i dati relativi allo svolgimento della Causa, come è riferito nel Comunicato Stampa n. 3 del 26 maggio 2008, firmato dal Vice Postulatore, Mons. Luigi Nardella).

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